L’intolleranza al lattosio: 10 domande e 10 risposte

Il paziente che ha un malassorbimento del lattosio – a differenza di chi ha una vera e propria intolleranza – può digerire fino a qualche grammo di lattosio senza accusare sintomi significativi. Dunque, non tutti i pazienti malassorbenti sono necessariamente Intolleranti al lattosio.

Ne sono riconosciute principalmente tre:

  • La forma più diffusa e conosciuta al mondo è rappresentata dalla ipolattasia geneticamente programmata. Si tratta di un polimorfismo genetico per cui l’enzima della lattasi è attivo nella prima età pediatrica e poi carente dall’adolescenza in poi, quando si manifestano i primi disturbi in seguito all’assunzione del lattosio. Nel sud Italia e nelle isole può riguardare fino al 90% dei pazienti.
  • Un’altra forma può essere conseguente a patologie intestinali come enterocoliti acute, malattia di Crohn, celiachia, con iniziale danno della mucosa intestinale, sede anche della lattasi. Con il ripristino dell’integrità della mucosa, l’attività lattasica può anch’essa ripristinarsi.
  • Una forma congenita, molto rara, neonatale, è invece confinata a pochi casi descritti nella penisola scandinava.

I sintomi dell’intolleranza al lattosio sono: dolore addominale, meteorismo, flatulenza e diarrea. Non ci sono invece evidenze che altri sintomi come vomito, allergie cutanee e cefalea possano essere collegati con questa patologia.

I sintomi insorgono come conseguenza di diversi fattori:

  • La dose di lattosio: i pazienti malassorbenti possono digerire fino a 1-2 grammi di lattosio senza incorrere in particolari disturbi.
  • Una sensibilità individuale. Entrano in gioco meccanismi legati alla diversa composizione della flora batterica, al transito intestinale, alla composizione del pasto. È dimostrato che il paziente anziano può tollerare meglio il lattosio del soggetto giovane.

L’insorgenza dei sintomi varia da 30 minuti per il latte fino ad alcune ore per i latticini. La sintomatologia non dovrebbe però persistere oltre le 12 ore.

Storicamente, il dosaggio della lattasi su biopsia duodenale viene considerato lo standard migliore, ma è stato abbandonato perchè troppo invasivo. Oggi sono disponibili diversi test diagnostici:

  • Il Breath Test al lattosio, con valutazione dell’idrogeno espirato, è il test più utilizzato al mondo, perchèconsiderato semplice, sicuro e affidabile.
  • Il test genetico, fruibile in centri di riferimento, potrebbe diventare il nuovo migliore standard considerata la sua stretta associazione con l’ipolattasia

Dopo una dieta priva di fibre e latticini il giorno prima dell’esame e il digiuno a colazione, il paziente assume 25 grammi di lattosio (1 grammo per chilo di peso corporeo nei bambini).

Si raccoglie poi l’idrogeno espirato con un gascromatografo ogni 30 minuti per 4 ore (3 ore nel bambino). Una volta raggiunti valori superiori a 20 parti per milione (ppm), rispetto ai valori di partenza, si ottiene un test positivo per malassorbimento.

Questo test è considerato sicuro e privo di rischi sostanziali per il paziente. Una recente “consensus conference” italiana ha raccomandato questo protocollo e ha dimostrato che la sensibilità del test raggiunge circa l’80%, mentre la specificità il 97%.

Nonostante questa ottima performance, va sottolineato che esiste un 20% circa di potenziali falsi negativi.

Il test genetico può essere utilizzato in tutti i soggetti con Breath Test negativo per scoprire i falsi negativi. Non ha invece alcun ruolo prima dei 12 anni di età, perché la lattasi è ancora attiva e il malassorbimento non si è quindi ancora manifestato.

Poiché solo una parte dei pazienti malassorbenti è intollerante al lattosio, la valutazione di sintomi da intolleranza viene comunemente affidata a quanto riferito dal paziente, in assenza di dati oggettivi.

È stato peraltro dimostrato che molti pazienti che sono convinti di essere intolleranti talvolta non sono neppure malassorbenti.

Durante e dopo il Breath Test (12 ore in tutto) viene consigliato di raccogliere i sintomi dopo il carico di lattosio e questo può costituire un possibile test diagnostico di intolleranza. D’altra parte, questo risultato non riproduce le abitudini quotidiane del paziente.

Per questo motivo le linee guida suggeriscono il Blind Lactose Challenge come test di intolleranza più affidabile,

attraverso la somministrazione, in cieco e in tempi diversi, di alimenti con o senza lattosio. Questo strumento però è estremamente difficile da utilizzare nella pratica clinica.

Non trattandosi di una patologia associata a un danno diffuso della mucosa intestinale, non sono presenti significative complicanze intestinali o sistemiche.

Anzi, paradossalmente, complicanze nutrizionali come osteopenia e osteoporosi sono state descritte come conseguenza di diete privative troppo severe che escludevano, senza giusto motivo, tutti i latticini dalla dieta.

Comunemente viene consigliata una riduzione dell’apporto di latte e latticini freschi.

In alternativa, sono disponibili prodotti in cui il lattosio è stato pre-idrolizzato, mentre i latticini stagionati sono

quasi sempre consentiti.

Altri accorgimenti riguardano l’assunzione di latticini insieme ad altri alimenti per minimizzarne gli effetti sull’intestino.

È invece suggestiva, ma controversa, l’assunzione di dosi progressive di lattosio per ottenere un adattamento progressivo del colon.

Deve essere ribadito il fatto che non sono necessarie, anzi sono dannose, diete di esclusione del lattosio troppo severe.

In fine, è necessario sottolineare che la quantità di lattosio nei farmaci (essendo in milligrammi) è un elemento irrilevante da un punto di vista clinico, tranne in pochissime eccezioni (es. lattulosio in sciroppo).

Sono disponibili in commercio diverse formulazioni farmacologiche contenenti la lattasi (Beta-D-galattosidasi).

Il dosaggio di tale terapia dovrebbe tenere conto della quantità di lattosio contenuta in ogni specifico alimento consumato: vengono generalmente consigliate circa 2.200 unità di principio attivo ogni 5 grammi di lattosio. In particolare, ci sono evidenze che il principio attivo denominato tilattasi possa essere in grado di ridurre l’intensità dei sintomi di intolleranza al lattosio.

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L’intolleranza al lattosio

Che cos’è

L’intolleranza al lattosio è caratterizzata da dolore addominale, meteorismo, flatulenza e diarrea, causati da un malassorbimento del lattosio. A sua volta il malassorbimento è dovuto alla carenza dell’enzima lattasi, che ha il compito fisiologico di scindere il lattosio in glucosio e galattosio per favorirne l’assorbimento.

La cosiddetta ipolattasia può essere congenita (molto rara) oppure secondaria a varie patologie infiammatorie dell’intestino (enterocoliti, malattia celiaca, malattia di Crohn, etc.): in questo caso, a differenza del primo, è potenzialmente reversibile.

La diagnosi di malassorbimento si basa comunemente sul Breath Test all’idrogeno, mentre il cosiddetto test genetico può integrarsi in alcuni casi al Breath Test, potenziandone il risultato diagnostico. Tuttavia, non tutti i pazienti che hanno un malassorbimento sono intolleranti al lattosio. Per questo motivo l’intolleranza al lattosio dovrebbe prevedere un test diagnostico proprio. Oltre alla raccolta dei sintomi durante e dopo il Breath Test, è stato proposto un Blind Lactose Challenge per ottenere risultati oggettivi sul rapporto tra sintomi e lattosio, ma questo è difficile da utilizzare nella pratica clinica.

Da un punto di vista terapeutico, esistono prescrizioni non farmacologiche, attraverso diete dedicate con limitazione dei latticini freschi, ma che non escludano del tutto i latticini. Poi vi è l’utilizzo di farmaci contenenti la lattasi, da assumere prima dell’introduzione di latte e derivati.

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Il nostro test

Rispondi a queste domande per valutare il tuo rischio di malassorbimento o intolleranza al lattosio. Attenzione: questo test non sostituisce in alcun modo un consulto col tuo medico di fiducia.

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Dopo aver consumato pasti con quantità non trascurabili di latticini, ti è capitato di non sentirti bene?

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Quali sintomi hai accusato?
[Attenzione: seleziona tutti quelli che hai riscontrato, tuttavia non tutti i seguenti sono sintomi di malassorbimento o intolleranza al lattosio.]

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Quanto tempo dopo il pasto hai accusato i sintomi?

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Hai già provato a ridurre o eliminare il consumo di latticini per un periodo?

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Dopo aver ridotto o eliminato il consumo di latticini, si è ridotta o eliminata anche l’insorgenza di sintomi?

Attenzione: questo test non sostituisce in alcun modo un consulto col tuo medico di fiducia.

Alimenti non contenenti lattosio

Latte delattosato
Yogurt
Formaggi stagionati
Pane fresco
Farine non lattee
Dolci privi di latte
Carne
Pesce
Frutta
Verdura e legumi freschi
Olio e margarina

Alimenti contenenti lattosio

Latte
Formaggi freschi
Burro
Farine lattee
Pane e biscotti al latte
Brioche e pasticcini
Carne e pesce in scatola
Frattaglie
Polpette di carne
Salumi con derivati del latte
Prosciutto cotto
Purè e besciamella
Cioccolato e dolci
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Alimentazione e consigli

Malassorbimento e intolleranza al lattosio: cosa mangiare e cosa evitare.

In generale, è necessario fare attenzione a tutti i prodotti confezionati che possono contenere il lattosio come eccipiente.

Malassorbimento e intolleranza al lattosio

Il malassorbimento al lattosio non è una allergia alimentare

Per valutare se si soffra o meno di un malassorbimento al lattosio, è consigliabile eseguire un Breath Test all’idrogeno, prescrivibile con il Sistema Sanitario Nazionale

Per valutare se un malassorbimento è causa di intolleranza al lattosio (cioè di sintomi), può essere utile una dieta priva di latticini per 2-3 settimane, seguita da una re-introduzione degli stessi.

In caso di risposta positiva al punto precedente, è sconsigliata l’abolizione definitiva dei latticini, che può causare l’aumento del rischio di osteoporosi. Vanno preferiti latticini stagionati o delattosati (senza lattosio)

Sono disponibili in commercio farmaci contenenti l’enzima lattasi da assumere prima di un pasto contenente latticini.

La presenza di lattosio come eccipiente nei farmaci non è considerata rilevante da un punto di vista dei sintomi di intolleranza al lattosio, pertanto non è necessario sostituire o evitare un medicinale per questo motivo.

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Dall’esperienza Lacdigest nasce Lacdigest Lactofree

Integratore alimentare con edulcorante La formulazione a base di 4500 unità di lattasi indicata nei soggetti intolleranti al lattosio.

  • Senza glutine
  • Gusto biscotto
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COMPRESSA di LACDIGEST LACTOFREE contiene 4500 FCC di lattasi

La quantità da assumere è in relazione al tipo di alimentazione. L’effetto benefico si ottiene con l’assunzione di 4500 FCC* a ogni pasto contenente lattosio.
*FCC = Food Chemical Codex (misura di attività enzimatica)

Nei soggetti intolleranti, la supplementazione con Lacdigest Lactofree, lattasi 4500 FCC, facilita la digestione del lattosio prevenendo la sintomatologia

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Fake News

Intolleranza al lattosio, i falsi miti da sfatare.

È vero che essere intolleranti al lattosio fa dimagrire? Che differenza c’è tra allergia e malassorbimento? Quando si parla di intolleranze alimentari il rischio di incappare in fake news, diagnosi “fantasiose” e falsi professionisti è sempre alto. Facciamo chiarezza.

Fake news

Il falso mito dell’iridologia

È vero che l’iridologia può diagnosticare l’intolleranza al lattosio?

L’iridologia è una pratica antica – le prime testimonianze risalgono al XVII secolo – che si basa sulla “lettura” dell’iride come una sorta di mappa che riproduce le funzioni del corpo umano.
L’iride viene suddivisa in quadranti e in zone circolari concentriche, ognuna corrispondente a un diverso organo o apparato. La zona in prossimità della pupilla, ad esempio, viene ricondotta a stomaco, intestino tenue e colon.
I cambiamenti di colore, le macchie o altre anomalie in una specifica zona vengono considerati come il segnale di una patologia di quell’organo o apparato.
Così la diagnosi di intolleranza al lattosio o celiachia viene riferita dalle presunte alterazioni dell’iride collocate nell’area intestinale.

È una fake perché...

L’iridologia non ha alcun fondamento scientifico, e non ha mai fornito nessuna evidenza che faccia pensare a un risultato diagnostico attendibile.
Vari studi avviati a partire dagli anni ’80 hanno dimostrato una totale inefficacia dell’iridologia nel predire tumori di varia origine e diagnosticare una qualsiasi patologia digestiva.

Note:

Niggemann B, Grüber C. Unproven diagnostic procedures in IgE-mediated allergic diseases. Allergy 2004 Aug;59(8):806-8.

Münstedt K, El-Safadi S, Brück F, et al. Can Iridology Detect Susceptibility to Cancer? A Prospective Case Controlled Study. The J Altern Complem Med 2005, 11(3):515-19.

Contenuti a cura di Paolo Usai-Satta, Azienda Ospedaliera “G. Brotzu” U.O. di Gastroenterologia, Cagliari

Il falso mito della nutrigenetica

È vero che la nutrigenetica previene l’intolleranza alimentare?

La nutrigenetica promette di rispondere a tutte le incertezze sulla nostra salute attraverso lo studio dei geni. Avvalendosi di test genetici multipli dai costi anche piuttosto elevati, questa disciplina elabora diete personalizzate per prevenire l’insorgenza di patologie o escludere intolleranze alimentari. Ma, tra questi test, gli unici riconosciuti dalla comunità scientifica sono il test genetico HLA per la celiachia che rappresenta solo una semplice suscettibilità all’intolleranza – cioè la maggiore o minore predisposizione di un individuo a sviluppare la malattia – e il test genetico dell’ipolattasia.

Al paziente pediatrico, in caso di positività del test genetico vengono proposti test alternativi come quello sul capello, per consigliare diete utili a prevenire l’intolleranza.

È una fake perché...

Il test genetico sull’ipolattasia è utile dai 7-8 anni in poi. Prima di questa età, questo test o qualsiasi altro non deve essere usato per suggerire una dieta “preventiva” che non ha alcuna utilità clinica e nessun riscontro scientifico. Il test sui capelli in particolare non ha alcuna validità scientifica.

Note:

Usai-Satta P, Scarpa M, Oppia F, Cabras F. Lactose malabsorption and intolerance: what should be the best clinical management? World J Gastrointest Pharmacol Ther 2012 June 6; 3(3):29-33.

Niggemann B, Grüber C. Unproven diagnostic procedures in IgE-mediated allergic diseases. Allergy 2004 Aug;59(8):806-8.

Contenuti a cura di Paolo Usai-Satta, Azienda Ospedaliera “G. Brotzu” U.O. di Gastroenterologia, Cagliari

Il falso mito della perdita di peso

È vero che il malassorbimento del lattosio fa dimagrire?

L’intolleranza al lattosio è dovuta ad un malassorbimento selettivo di glucosio e galattosio. A differenza della malattia celiaca, non comporta un danno permanente e diffuso della mucosa intestinale e la sintomatologia è caratterizzata da dolore, meteorismo e diarrea causati dal mancato assorbimento di questi zuccheri. Non sono quindi possibili sintomi da malassorbimento globali, come carenze vitaminiche, di ferro e calo ponderale.

Un dimagrimento indiretto può essere causato da un minor introito alimentare, dovuto ai timori dei pazienti e al loro scorretto approccio alla dieta.

È una fake perché...

L’intolleranza al lattosio è causata da un malassorbimento selettivo di zuccheri e non può causare una sindrome da malassorbimento globale e perdita di peso.

Note:

Usai-Satta P, Scarpa M, Oppia F, Cabras F. Lactose malabsorption and intolerance: what should be the best clinical management? World J Gastrointest Pharmacol Ther 2012 June 6; 3(3):29-33.

Contenuti a cura di Paolo Usai-Satta, Azienda Ospedaliera “G. Brotzu” U.O. di Gastroenterologia, Cagliari

Il falso mito della dermatite da malassorbimento

È vero che il malassorbimento del lattosio causa dermatiti?

Esistono diverse segnalazioni su una possibile relazione tra malassorbimento al lattosio ed eczema, dermatite atopica e dermatite bollosa che mostrano come la dieta priva di lattosio porterebbe a una risoluzione di queste patologie della pelle. Anche a livello ambulatoriale non è raro il caso di un Breath Test al lattosio richiesto esclusivamente per la presenza di una dermatite cronica.

In realtà, non ci sono prove, né razionale scientifico, che possa sostenere questa relazione, e il miglioramento del quadro dermatologico dopo una dieta può essere casuale o collegato ad altri componenti di latte e derivati.

È una fake perché...

Il malassorbimento al lattosio non è associato direttamente a patologie dermatologiche.

Note:

Grimbacher B, Peters T, Peter HH. Lactose-intolerance may induce severe chronic eczema. Int Arch Allergy Immunol 1997 Aug;113(4):516-18.

Contenuti a cura di Paolo Usai-Satta, Azienda Ospedaliera “G. Brotzu” U.O. di Gastroenterologia, Cagliari

Il falso mito del malassorbimento = allergia

È vero che il malassorbimento del lattosio è una allergia alimentare?

È diffusa la convinzione che il malassorbimento al lattosio sia un’allergia alimentare e possa causare serie complicanze.

Per questo motivo a volte viene consigliata una dieta che comporta un’esclusione assoluta dei latticini.

Il malassorbimento al lattosio è dovuto a una carenza dell’enzima lattasi, e va distinto dall’allergia alle proteine del latte che è IgE-mediata e comporta reazioni cutanee e possibili complicanze respiratorie. Inoltre, rispetto al malassorbimento al lattosio, l’allergia al latte è una condizione piuttosto rara e più frequente in età pediatrica.

Gestire l’intolleranza al lattosio attraverso la dieta permette il consumo di latticini delattosati o l’assunzione di farmaci contenenti lattasi. Non è necessario escludere totalmente questi alimenti dalla dieta, anzi l’esclusione assoluta rischia di essere dannosa.

È una fake perché...

L’intolleranza al lattosio non è un’allergia alimentare e non va confusa con un’allergia alle proteine del latte.

Note:

Luyt D, Ball H, Makwana N, et al. BSACI guideline for the diagnosis and management of cow’s milk allergy. Clin Exp Allergy 2014;44(5):642-72.

Portincasa P, Di Ciaula A, Vacca M, et al. Beneficial effects of oral tilactase on patients with hypolactasia. Eur J Clin Invest 2008 Nov;38(11):835-44.

Contenuti a cura di Paolo Usai-Satta, Azienda Ospedaliera “G. Brotzu” U.O. di Gastroenterologia, Cagliari

Il falso mito della dieta senza glutine

È vero che in un paziente celiaco l’intolleranza al lattosio si risolve togliendo il glutine dalla dieta?

L’associazione tra malassorbimento al lattosio e malattia celiaca è ben conosciuta. Si parla di un malassorbimento secondario e transitorio che dovrebbe risolversi dopo l’introduzione di una dieta aglutinata e il ripristino dell’integrità della mucosa intestinale.

Gli studi epidemiologici confermano che il malassorbimento primitivo al lattosio è presente in larghe fasce della popolazione, fino all’80% nell’area del Mediterraneo, quindi è altamente probabile che un celiaco in dieta aglutinata in quelle regioni mantenga un malassorbimento al lattosio nonostante il ripristino dei villi intestinali, proprio in considerazione di una condizione di ipolattasia pre-esistente.

È una fake perché...

Il destino di un malassorbimento al lattosio in un celiaco dipende dalle diverse realtà epidemiologiche, ma più spesso il malassorbimento è destinato a durare nel tempo.

Note:

Stasi E, Marafini I, Caruso R, et al. Frequency and cause of persistent symptoms in celiac disease patients on a long-term gluten-free diet. J Clin Gastroenterol 2016 Mar;50(3):239-43.

Contenuti a cura di Paolo Usai-Satta, Azienda Ospedaliera “G. Brotzu” U.O. di Gastroenterologia, Cagliari

Siamo a tua disposizione!

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Qualora voleste comunicare degli effetti indesiderati dall’integratore alimentare Lacdigest Lactofree, è possibile contattare l’Unità di Safety per Italchimici S.p.A. (facente parte del gruppo Recordati) al seguente indirizzo e-mail:
ICSR-RecordatiHQ@recordati.it.

Se invece voleste comunicare degli effetti indesiderati da integratori alimentari segnalatelo al vostro medico o al vostro farmacista, oppure al Ministero della Salute utilizzando la Scheda di Segnalazione nazionale scaricabile dal sito:
https://www.epicentro.iss.it/fitosorveglianza/pdf/scheda_fito.pdf

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